Non tutti, dopo una sbornia, sentono il bisogno di raccontarne i dettagli, in particolare quelli più scatologici. In genere le cose che si fanno una volta perso il controllo non sono particolarmente memorabili; anzi, prima le si dimentica meglio è. Non sembrano essere d'accordo i Deer Tick, band folk-rock tra le più accreditate nel panorama americano, che questa volta tenta in tutti i modi di rovinare quanto di buono fatto finora (tra gli altri, il "Black Dirt Sessions" dell'anno scorso), con un disco di arrogante caciara, di orgoglioso infantilismo ("We're full grown men, but we act like kids" si spingono a gridare nell'iniziale "The Bump"), forse ammiccando nostalgicamente a un tempo ormai andato, come testimoniano anche le loro comparsate da tribute band dei Nirvana.
Il tempo invece passa ed è passato, e se i Deer Tick pensano che pubblicare un disco di rock'n roll radiofonico sia la cosa giusta per riconquistare la freschezza perduta, sono lontani dall'obiettivo.
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28/11/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.