Azalia Snail suona da oltre vent'anni un pop atipico e sgangherato che, nel 2000, le è valso il premio di "best uncategorizable artist" di LA Weekly. In effetti, non è semplice inserire in un preciso filone musicale questo "Celestial Respect", sorta di concept sul sistema solare: intervallati da brevi intermezzi ambient, si susseguono synth minimali che fluttuano sospesi rendendo le canzoni stranamente prive di strutture ("Solar Riser", "Rescue Toy", "Savings Time"), ballate space-pop trascinate da fiati ("User System") e chitarre acide su ritmi sostenuti di drum machine ("Space Heater"). Su queste filigrane musicali, che si riallacciano in egual misura e per motivi diversi a Gong, Primal Scream, e Beck, la Snail canta da shoegazer, violentando la propria voce con delay e riverberi, incrementando l'effetto di inquietudine provocato da questa musica.
La formula alla lunga potrebbe risultare stancante, ma il disco dura abbastanza poco da non mostrare il fianco a questa critica.
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26/08/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Andrea Vascellari, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.