Vaghe ombre slavate – quel che resta di un disegno a matita dopo averlo cancellato. Sono le tracce di progressive nella musica di Fabio Zuffanti, ex Finisterre: mellotron lontano, echi canterburiani rarefatti, che irradiano con un po' di calore il suono letargico di "Ghiaccio". Port-Royal, Hood, Talk Talk sono i primi nomi accostabili ai quadri elettronici che compongono l'album, ma la distanza della voce, delle melodie e dei testi riportano a una via tutta italiana, quella del binomio Battisti/Panella e del Battiato più altero. Alcuni pezzi risultano più supponenti che raffinati, nel tentativo di sposare malinconia e obliquità; dove però prevale la vena meno ampollosa, c'è spazio per quadretti arguti e stralunati ("Il costruttore di elefanti" su tutti).
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13/09/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Marco Sgrignoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.