Il primo disco di Sun Araw era più che un mezzo capolavoro. Lì, la drone music sapeva trovare un equilibrio per certi versi unico tra modernità e tradizione, rigenerandosi sulle ceneri del rock psichedelico (inglese) anni 90. Pur mantenendosi su buoni livelli, il successivo "Beach Head" pagava dazio ai suoni più alla moda (hypnagogic e dintorni) di molto underground americano. E così gli album successivi, sino a questo "On Patrol", dove la deriva verso la psichedelia sfatta e invertebrata di questi anni arriva al suo massimo.
Allora qui trovate il solito campionario sonoro/immaginifico fatto di tribalismi amazzonici, spiagge deserte, suoni flippati e letargici, malattie mentali che prendono forma dietro atmosfere apparentemente rilassate. Questi sono i Sun Araw anno domini 2010, prendere o lasciare. Noi prendiamo, anche se pensando alle prime cose resta un pizzico di amaro in bocca.
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01/05/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Ciarletta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.