Dopo un nuovo capolavoro (“Laughing Stock Of Indie Rock”, suo quarto album risalente al 2004) e un’uscita minore, il tredicesimo volume della serie “In The Fishtank”, realizzato in collaborazione con il collettivo M.A.E. (che però contiene i 18 minuti di “1 + 1 = 11”, una delle sue operette più deliranti), Elisabeth Esselink aka Solex si dà a una nuova opera collaborativa, stavolta con Christina Martinez e Jon Spencer, “Amsterdam Throwdown, Kingstreet Showdown!”.
L’opera serve a confermare la sua transizione bandistica post-“Laughing Stock”, ma soprattutto riesce a dare nuova linfa tanto al suo talento, mai così malleabile nell’adattarsi alle caratteristiche di genere (qui il soul-rock), e alle recenti cocciutaggini r’n’b – spesso a vuoto – di Jon Spencer e consorte.
La stringatezza menomata e l’apparente ripetitività dei brani ha un che di “Trout Mask Replica”, ma si tratta di un funky bombastico sincopato, malato, Clinton-iano, che sembra suonato dalle Mothers Of Invention (“Fire Fire”, i poliritmi ribattenti di “Action”, i pertugi dadaisti di “Aapie”). Il miglior momento zappiano dell’opera si ha in “Eat Here”, una magistrale fanfara elettronica di Solex su tappeto di batteria jazz-rock.
L’attenzione al ritornello r’n’b (le voci in coppia Martinez-Solex, spesso cori fantasmagorici alla Dirty Projectors) è un palliativo che serve a vivificare il caos, tanto nei suoni elettronici di “Galaxy Man” quanto nella tarantolata “The Uppercut”, tanto nell’anthem percussivo con tam-tam satanico di “Dog Hit” (un aggiornamento delle piece “dialogiche” dei primi Amon Duul II) quanto nell’hip-hop di “R Is For Ring-A-Ding” (con fiati più dodecafonici che “black music”), tanto nello schizzo dissonante portato avanti da un sax dislessico di “Dirty” quanto nell’acquarello di voci di “Don’t Hold Back” e nel groove appiccicoso di “Racer X”.
Originato dall’improvvisazione più istintuale e da agglomerati di baccano espressionista, è un disco criminogeno che mantiene e fa ben dialogare fattezze eleganti (bravo Leon Klasse alla batteria, e Mike Ladd al rap) e idiozie a tutto tondo, collega con fare anti-intellettuale il continente vecchio di Esselink al nuovo mondo di Spencer (mixato in Olanda), e ha un vezzo da niente: la fantasia che si morde la coda. Disponibile anche in vinile.
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16/06/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.