Classicismo futurista: potrebbe essere così descritta la musica di Jonathan Uliel Saldanha (già attivo con lo pseudonimo di HHY). Grazie a un nutrito gruppo di musicisti, questo polistrumentista portoghese (che qui dirige archi, ottoni e voce, con successiva fase di rivisitazione in studio) sigilla partiture che sanno essere tanto stuzzicanti quanto mai ermetiche.
Qualitativamente non omogeneo, questo lavoro (aperto da una “Ornithos Haruspex (The Illusionist)” che manifesta anche fascinazioni dadaiste) è comunque un biglietto da visita promettente. Nel contrasto tra sinfonismo macilento e vocalismo creativo, si gioca il grosso dell’operazione, con la voce di Luisa Brandão a menare le danze nei corali metafisici di “Nyx”, “The Fall Of Lintukoto (Autophagia)” (in un binomio di radicalismo arcano e tensioni sacre) e in quello alieno e glaciale di “Rumor Is Listening (In Verto)”. E se in “Transmuted”, la voce è quella di un nastro magnetico manipolato, in “The Light Air Flew Up And Became Sky, And The Heavy Air Sank Down And Became Earth (Orogenesis)” sembra di assistere a uno strano rituale misterico in cui vengono coinvolti anche bordoni di violoncello, volute cameristiche e umori arabeggianti.
Da un pigolare insistito e stridente, muove, invece, “Chasm”, alla ricerca di un climax che non arriva mai. Del resto, la musica di Saldanha non cerca necessariamente una risoluzione, essendo impegnata soprattutto in un discorso di sfumature e di non-detto. Gli ottoni la fanno da padrone, invece, in “Ilmatar (Threnody)”, fanfara classicheggiante che scricchiola, si schianta e si rilassa, tutto in mezzo ad un lacerante groviglio di tensioni. Tensioni che diventano anche più aspre nella successiva “Ereshkigal (She Is)”, tunnel orrorifico che accoglie colluttazioni free-jazz-noise.
Fossi in voi, farei volentieri un giretto da queste parti…
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13/12/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.