Le quattro tracce in questione fungono come un’unica colonna sonora di un viaggio mentale fatto di visioni sovrapposte, e dai contorni sfumati, in cui l’ossessività dei loop dà sfogo a sensazioni di disagio urbano, vieppiù corroborate dall’esoticità degli arrangiamenti, che evocano invece l’immanenza di una natura minacciosa e avversa. Lo svolgimento circolare dei pezzi – sembra di essere sballottati in una spirale di luci colorate – dà davvero l’impressione di una luce in fondo al tunnel: vorresti raggiungerla, vorresti liberarti dall’asfissiante e snervante sfrigolare dei rumori, dalle voci dei morti, dalla paura dei serpenti e dei cannibali. Insomma, vorresti l’incubo finisse, ma puntualmente si viene ricacciati in inferno psichedelico ossessionante.
Come nel caso degli High Wolf, questa è una musica che non può essere ascoltata in sottofondo. Anzi, per essere apprezzata richiede una totale immersione. E se i Popol Vuh sposavano alla perfezione le visioni di Herzog, vedrei bene Donato Epiro insieme a – Sun Araw e High Wolf – a musicare gli ultimi istanti di vita di questo mondo prima del 2012.
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02/11/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Ciarletta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.