Il polistrumentista campano Enrico Falbo (già nelle fila dei Lamia e attualmente ne Il Cielo di Bagdad) con i suoi autoprodotti “Canti Silvani” realizza pressoché in solitaria un interessantissimo poemetto sonoro in bilico tra tentazioni cameristiche e un sinfonismo acustico dai contorni cinematografici, sullo sfondo di un recupero deciso di retaggi folclorici. Servendosi di una variegatissima strumentazione (che da corde assortite arriva a suoni più esotici) le composizioni raccontano l’universo ossianico di forze naturali e primigenie, permeate da un oscuro paganesimo silvestre, che oscilla costantemente tra orfismi medievali e fragranze mediterranee. Il risultato somiglia a un lungo mantra iniziatico e ad un delicatissimo rituale conoscitivo che dai Dead Can Dance arriva all’attualità di Efterklang, Dirty Three, Sigur Rós o Balmorhea.
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25/10/2010
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Giordani, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.