E alla fine i Deathspell Omega chiusero il cerchio!
A partire da “Si Monumentum Requires, Circumspice” (che in ogni caso era ancora sostanzialmente un disco di black-metal ortodosso, per quanto “evoluto”) e passando per “Fas – Ite, Maledicti, In Ignem Aeternum”, la band francese ha dato vita a un sound avventuroso e potente, sorta di ibrido tra anima metallica e corpo matematico, il tutto calato dentro atmosfere caotiche, allucinate e spesso e volentieri esoteriche. Conquistata dunque la formula definitiva del loro sound sulla scorta di quanto, comunque, già espresso (seppur con dosi maggiori di claustrofobia) nel disco precedente (complessità ritmica, chitarrismo dissonante e vorticoso d’ascendenza Voivod, strutturazione drammatica, melodismo “gelido”, algido spirito progressive come da manuale Ved Buens Ende), la band francese libera in questo lavoro una furia incontenibile.
Dopo l’introduzione epica e discordante di “Epiklesis I” (il cui umore “disperato” rappresenta una vera e propria colonna portante del disco, grazie alle reprise di “II” – che evidenzia il loro debito verso certe sonorità post-rock – e di “Apokatastasis Pantom”), gli strumenti iniziano un’ipercinetica e infernale belligeranza con i tornado imbestialiti di “Wings Of Predation” e “Abscission”, grovigli tempestosi di violenza d’acciaio che evidenziano, da un lato, un batterismo al confine tra il vigore stentoreo del blast-beat e l’eleganza sopraffina del jazz e, dall’altro, un chitarrismo turbinoso e incessante che fa il paio con una voce carica di adrenalinico tormento.
Il mid-tempo desolato della prima sezione di “Dearth” è sicuramente adatto per spezzare temporaneamente il carico emozionale dell’opera, anche se il clima di tensione opprimente viene ridestato in men che non si dica, caricandosi di ulteriori dissonanze e fuochi di sbarramento “math” in “Phospene”, finendo, poi, per configurarsi, in “Malconfort”, come vero e proprio numero esistenzialista di derivazione thrash-death. La frastornante e densissima “How You Beheld The Fevers?” e l’ancora più burrascosa “Devouring Famine” sono gli ultimi sconquassi di un disco travolgente.
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03/06/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.