E' bello, "…And the Ever Expanding Universe". O meglio: lo sarebbe, se solo fosse registrato decentemente. D'altra parte, è il gemello di "Population": stesso gusto per le canzoni dinamiche, ariose e iperdettagliate, stessa dominante prog, stesso estro corale. Solo una maggiore adesione agli stilemi indie/post di marca Broken Social Scene (aria indolente, bassline geometriche, qualche pezzo sospeso nei riverberi) sembra marcare qualche distanza dal tripudio liberty dell'album precedente.
E poi il suono: impreciso, sgranato, troppo compresso. Del tutto inadatto a render conto della ricchezza strumentale dei pezzi, di tutta la loro gamma timbrica. Lo-fi non si può certo chiamarlo, ma per un simile ventaglio di fiati, archi e tintinnii piantistici serve ben altro.
Peccato.
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10/12/2009
This article is an English translation of the original Italian text by Marco Sgrignoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.