"Non è importante cosa tu sia, ma cosa dici di essere": quest’assunto è il punto di partenza per il duo svedese, capace di costruirsi un profilo di "alternativo" all’interno della pop-music, ma dopo due Ep e un album (“ # 3”), il nuovo episodio discografico “# 4” elimina ogni dubbio sulla reale portata della loro musica.
Pubblicato per sfruttare il clamore (tenue) sollevato dal brano “1999”, il mini-album contiene quattro canzoni assolutamente inutili e senza nerbo, Johan Hedberg e Peter Gunnarsson occultano la loro mancanza di talento con citazioni di modern-pop tanto caro agli indie-lover.
Ed ecco insulsi ritmi latini in “World Music” che solo un sordo troverebbe carini e freschi, ritmi funky sbiaditi con scampoli di suoni twee-pop in “1999” che non riescono a rendere tollerabile il cantato disastroso, mentre le tentazioni di originalità che sembrano sbucare da “Studenter På Flak” sono istantaneamente annullate dalla melodia lamentosa e dall’arrangiamento fastidioso.
La sola “Europa” regge l’ascolto grazie a una morbida e dondolante struttura midtempo.
Certo, i due ragazzi avranno dei lodevoli punti di riferimento, la loro visione del pop è moderna, ma le buone intenzioni non giustificano una tale mancanza d’ispirazione. La padronanza dell’elettronica e della musica digitale garantisce al duo arrangiamenti ben calibrati, il loro flirtare con il contemporaneo li rende adatti all’aurea mediocritas della musica pop attuale, ma mentre altri dilettevoli neo-popper conservano disincanto e grazia, i Suburban Kids With Biblical Names non sembrano capaci di dare levità alla loro musica.
Pur avendo celebrato e apprezzato lo sdoganamento della musica pop e pur concordando sul suo valore storico e musicale, non riesco a rintracciare nessun buon motivo per apprezzare “# 4”, né credo ci sarà in futuro motivo per farlo.
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15/07/2009
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.