Passati gli sforzi creativi dei pregevoli “Our Endless Numbered Days” e “The Shepherd’s Dog”, Iron & Wine (all’anagrafe Samuel Beam) si rilassa con la classica collezione di rarità, inediti, scarti, cover e quant’altro.
La raccolta è di fatto una retrospettiva sui generis dell’evoluzione del cantautore, partito da un torbido lo-fi da cameretta (in cui si stagliano le ballad Neil Young-iane di “Hickory” e “Peng!”), dedito al blues acustico, al country e ai solfeggi Drake-iani del suo baritono melodioso, e approdato a un primo tentativo di arrangiare le sue canzoni con tocchi arcani ma essenzialissimi (“Sinning Hands”, “No Moon”).
Terzo e ultimo stadio della sua ancora breve carriera è quello relativo agli arrangiamenti più stratificati di “The Shepherd’s Dog”, in cui si fanno largo alcuni esperimenti (il blues aereo di “Carried Home”, il raga di “Serpent Charmer”) e licenze varie (l’elettronica di “Kingdom Of The Animals” e “Arms Of A Thief”).
Ennesima riconferma di una pessima abitudine, sprofondata dal formato del doppio cd, della futilità serpeggiante spacciata come chicca assoluta. Tree cover, "Peng!" (Stereolab), “Waitin’ For A Superman” (Flaming Lips) e “Love Vigilantes” (New Order), e qualche musica per il cinema (per “In a Good Company”, di Paul Weitz): una utilizzata (“The Trapeze Swinger”, assieme ad altri piccoli classici tratti da "Our Endless Numbered Days") e le altre tre – a ragione – lasciate in disparte (“Belated Promise Ring”, “God Made The Automobile” e “Homeward, These Shoes”).
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
11/07/2009
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.