Un’altra famigliola di sballati senza possibilità di redenzione è quella che ruota intorno alla figura di Daniel Lopatin, titolare dei progetti Oneohtrix Point Never e Skyramps, oltre che naturalmente di Infinity Window, qui in coppia con Taylor Richardson. Come già constatato con gli Emeralds, i Super Minerals e altre formazioni dell’ultra-underground americano, buona parte di questa generazione di musicisti – o almeno quella che bazzica nei pressi di certe etichette come Not Not Fun, Arbor Infinity e svariate altre ancora – pare aver abbracciato con dedizione la causa del kraut-rock e della musica cosmica tedesca, contribuendo a farla conoscere presso un determinato target di ascoltatori.
La ricontestualizzazione di questi suoni nell’ambito dell’underground americano più spinto, dove a farla da padrone sono “sottogenreri” particolarmente spuri come la moan wave, certa drone music incrostata e da scantinato, e certo lo-fi ambient da internamento, sta poi generando ibridi piuttosto singolari, incoraggiati ovviamente dall’interesse di un circuito piccolo ma non trascurabile di appassionati. Infinity Window non fa eccezione, così il synth-drone old style dei tre pezzi di “Artificial Midnight” prefigura un viaggio interstellare vecchia maniera, che però, per via di rumori difficilmente identificabili e di una produzione (parecchio) in bassa fedeltà, si presenta come una camminata sonnambula in una discarica di rifiuti tossici.
I 9 minuti di armonie pastorali di “Sheets Of Face” sono esemplificativi di questo tipo di contaminazione. Strati di melodie si intersecano, si sovrappongono, inseguite in sottofondo da un minaccioso e “sporco” buco nero ambientale. Così mentre “Internal Compass” riesce a librarsi tra celestiali volte clusteriane, la conclusiva “Skull Theft" sprofonda in un abisso di loop stranianti, infestati da scorie drone–noise e da distrurbi di frequenze aliene.
Affascinante come una ragazza dal viso angelico ma dal culo grosso e le tette cadenti.
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25/06/2009
This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Ciarletta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.