“Dieci love-song dai colori tenui e dalle sfumature agrodolci”: ecco cosa contiene “Love Hotel”, esordio ufficiale dei Superpartner, sestetto di Squinzano, Lecce, che ama crogiolarsi dentro il mare dei ricordi, in bilico tra romanticismo e nostalgia.
Un pop dall’anima retrò, fitto di immagini in technicolor, già sentito eppure onestissimo. Melodie al caramello, cui basta poco per trasformarsi in filastrocche (“Song For Sarah”); bozzetti coloratissimi e malinconici, ma di quella malinconia che rende la felicità quello che è: qualcosa di assolutamente ineffabile e magico (“Lady Swimmer”, “Chic And Shine”).
E, poi, le chitarre che stendono prati di accordi trillanti su cui correre a perdifiato, fino al tramonto (“Do You Remember The Hill”), il post-punk che, tra spirali e saliscendi, dà vita a piccole vertigini vintage, polaroid sbiadite che resistono al tempo perché il tempo cercano di trattenerlo: per sempre (“Pink Girl”).
Facendo leva sul modernariato trasognato degli Stereolab, il power-pop più sensuale e delicato e la solarità angustiata di certi Belle And Sebastian, i Superpartner superano, senza troppe difficoltà (ma anche senza molte pretese…), lo scoglio della prima prova, facendo ricorso, quando serve, anche all’elettronica (spaziale sulla nostalgica e retro-futurista “Supernatural”, timida e quasi austera tra le terre incantate di “Microfilm”), mantenendo in vita un suono che, mentre scorre nel presente, non riesce proprio a fare a meno di rappresentare il passato di ognuno di noi.
Per il momento, insomma, può anche bastare.
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
19/11/2008
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.