Sempre più dissennata ed esagitata, guidata da Timmy “Vulgar” Lampinen, la combriccola di Detroit torna sul luogo del delitto con la solita distruttiva ferocia: ed è ancora sballo anfetaminico art-garage/punk, sulle orme dell’self-titled capolavoro targato 2005, ma con un gusto per l’allucinazione elettrica e per l’assemblaggio brutale di corpi musicali vaganti ancora più scioccante.
“Fragments Of The Universe Nurse” è un disco che ci tiene a precisare che il rock è ancora attaccato al gusto forte dell’adrenalina e che, in fondo, il caos può essere un ottimo compagno di viaggio. Così, come in un incubo eroinomane fatto di proto-wave malsana (Chrome, Electric Eels, Debris’, etc), devoluzione a go-go, labirinti di follia sonica a-là Men’s Recovery Project e un cocktail di junk-culture e spasmi sci-fi sempre più infetto, gli Human Eye procedono spediti, lerci e spiritati attraverso un pandemonio di diaboliche, fluorescenti infatuazioni, trasformando gli spietati deliri dell’esordio in un caleidoscopio avveniristico di epilessi frastornanti, scosse intergalattiche Hawkwind (“Slop Culture”), laser Godzilla e viluppi di corde insanguinate – Arto Lindsay, se ci sei batti pure un colpo o due… – (“Gorilla Garden”).
E, alle loro spalle, un deserto di macerie fumanti, città fantasma in cui radioline gracchianti trasmettono un garage-punk tra i più deteriorati e brutali di sempre, mentre gli ultimi brandelli di umanità svaniscono interrogandosi sul senso di questa vita di merda (“Salimander Soft Shoez”, abominio Honeymoon Killers con claudicanti vertigini primitiviste).
In questi baccanali forsennati e viscerali, le tastiere tratteggiano spirali filiformi-impazzite, le accelerazioni sono repentine e maniacali (materializzando, in “Two Headed Woman”, l’Iguana in preda all’elettroshock), gli strumenti caracollano al passo di ramalama cafoni (“Step Into New Dimensions”) e, in “Lightning in Her Eyes”, lo svacco adolescenziale scivola, improvvisamente, lungo il crinale di un grottesco simil-mediorientale che fa tanto Tragic Mulatto, periodo “Hot Man Pussy”. Poi, parte “Dinosaur Bones” e la rivelazione è definitiva: synth-punk freakedelico (Dio, gli Screamers!) da urlare a squarciagola, possibilmente brandendo un’ascia… perché roba come questa potrebbe, prima o poi, fare da colonna sonora al vostro sacrosanto giorno di ordinaria follia.
It's clear, in short, that these gentlemen's state of mind is a tad altered: strange creatures populate their minds like ugly, dirty & nasty tenants, so much so that even we, thinking ourselves immune, end up entangled in the circular web of "Rare Little Creature", finding ourselves buried in some infernal circle, with Timmy always ready to poke our backsides with a red-hot pitchfork...
Not a moment's respite: carpet bombing, a tangle of punches square in the face, a vicious, unstoppable storm of excitement. Right up to the epic, ritualistic procession of "Poison Frog People", proud and cocky to the beat of martial percussion, leaving, at last, the title track the honor of bringing down (quite literally) the curtain, amid fireworks, crippled sounds, truculent floods of organ and guitars smashed mercilessly to the ground.
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01/09/2008
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.