Chi ha già ascoltato e apprezzato gli album precedenti di Ultralyd – formazione norvegese in cui militano Kjetil Møster del collettivo jazz The Core (sax), Anders Hana (chitarre) e Morten J. Olsen (batteria), entrambi nei Moha, e Kjetil D. Brandsdal (basso) dei Noxagt- faticherà a riconoscerne la rinnovata estetica sonora. Le inquietanti abluzioni color pece di “Conditions For A Piece Of Music” segnano, infatti, un netto distacco rispetto a quanto fatto in precedenza.
Se “Ultralyd” del 2004, almeno nei venti minuti del pezzo portante, spingeva l’acceleratore su dinamiche free-jazz, appesantite da inserti metalloidi, tra Brötzmann, Borbetomagus e Painkiller, e il pur ottimo “Chromsone Gun” del 2005 ne estremizzava la componente rumoristica, mostrandosi però sin troppo succube di una sorta di death-free-noise a marchio luttenbachersiano, il nuovo lavoro contempla, invece, un ventaglio stilistico ben più variegato.
Una svolta dovuta all’abbandono del leggendario sassofonista e fondatore del gruppo Frode Gjerstad, dobbiamo ipotizzare, o magari aiutata dal cambio di etichetta (da Load a Rune Grammofon). Fatto sta che qui il quartetto norvegese va ad agire innanzitutto sulla struttura dei pezzi, o meglio prova a darne una facendo leva su elementi eterogenei, che sulla carta sembrerebbero cozzare tra loro. Ambient drone, funk, noise, scorie free-jazz, sono invece ibridati all’insegna di una linearità e di una fruibilità inconsuete per Ultralyd. Allora, sin dall’iniziale beat in 4/4 di “Saprochord”, si ha l’immediata cognizione di un disco pregno di pulsante furia iconoclasta, dove con questo è da intendersi l’affrancamento da qualsivoglia schematismo preordinato. Tuttavia, improvvisazione meets (una qualche forma di) concisione pop pare essere il leit motiv di molti brani, da “Comphonie III” a “Figuras”, passando per “Comphonie V”, persino quando il groove spinto di alcuni passaggi riesce a lasciarti senza respiro, come nella This Heat-iana “Low Waist”.
La forza di “Conditions For A Piece Of Music” è però nella varietà dei linguaggi utilizzati, in una dicotomia quasi sistematica, per cui a calde costruzioni funk vengono contrapposti angoscianti monoliti para-ambientali. Ciò in un suono stratificato, dalla grammatura spessa. impenetrabile, in cui giocano isolazionismi alla Death Ambient, le atmosfere cinematiche di un Badalamenti e, a tratti, visioni disturbanti simil Xela. Così “Pentassonance II”, “Debitage”, “Conditions For A Piece Of Music” esibiscono un interessante connubio di analogico e digitale, di field recording e di “movimenti suonati”, a creare un effetto straniante, tra il naturalistico e l’artificiosamente costruito al contempo.
Alieno e alienante.
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
28/08/2007
This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Ciarletta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.