MASSACRE - Lonely Heart

2007 (Tzadik)
avant-rock

I Massacre non sono di certo un gruppo senza credenziali. Basta dare un'occhiata all'attuale formazione: Fred Frith (chitarra), Bill Laswell (basso), Charles Hayward (batteria), ovvero i tre più raffinati "terroristi sonori" che il territorio di intersezione avant-prog/no-wave abbia prodotto. Henry Cow, Art Bears, Material, Gong, This Heat, Residents, Brian Eno, John Zorn, Arto Lindsay, Anton Fier, Tom Cora, John Lydon, Afrika Bambataa, Yamatsuka Eye, Tatsuya Yoshida, Dave Lombardo, Buckethead, Henry Keiser, Lol Coxhill, Anthony Braxton, Peter Brötzmann, Derek Bailey, Tony Williams, Jah Wobble, Jaki Liebezeit sono giusto alcuni artisti con cui i tre abbiano avuto direttamente a che fare. Aggiungo che l'album d'esordio, "Killing Time" del 1981, è uno dei massimi traguardi della no-wave, oltre ad essere tra i miei preferitissimi in assoluto.

L'attesa verso questo live, registrato nel 2003, era dunque piuttosto alta, almeno da parte mia. Spiace dover riconoscere che, sostanzialmente, fosse ingiustificata. I cinque pezzi, di cui due durano una ventina di minuti, sono un'unica jam largamente improvvisata a base di groove, riverberi e tanto mestiere. Frith e Laswell suonano iper-effettato, sfoderando tutti i trucchetti del loro consolidato idioletto (leggi: "stile"): wah-wah über-dub magmatici sparati su frequenze bassissime per Mr. Laswell, gran contorsionismi avant-jazz non terzinati per Mr. Frith, che sovente indugia in litanie chitarristiche in sustain modello Robert Fripp col mal di stomaco. La qual cosa sarebbe meravigliosa, se solo la musica mostrasse un qualche guizzo, se emergesse qualche tema o ritmo memorabile al di là dell'innegabile classe. Ci sono alcuni bei ghirigori arabeggianti in "Gracias a la Vida", ma si tratta di due minuti su diciotto. Poco è d'aiuto anche il tocco sopraffino di Mr. Hayward, peraltro molto meno astratto e fantasioso che nei suoi momenti migliori.

Può essere, il mio, il classico giudizio distruttivo del "fan deluso", ma davvero mi sfugge il perché della pubblicazione di questo disco. Sarà che una reunion del terzetto è un evento notevole di per sé, e che probabilmente "Ad essere lì era un'altra cosa", ma chi si avvicinasse al trio con "Lonely Heart" dubito avrebbe voglia di approfondire ulteriormente. Ai restanti apparirà senza dubbio come un ascolto piacevole, ma davvero poco stuzzicante.

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10/09/2007

This article is an English translation of the original Italian text by Marco Sgrignoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

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