JET SET ROGER - La vita sociale

2007 (Snowdonia)
pop, songwriter

Jet Set Roger (bresciano nato a Londra) è un volpone che ha incamerato tecnica (diploma in pianoforte al conservatorio di Brescia) e gusto artistico (travestismo glam tendente allo sfarzo kitsch) per arrivare a essere conosciuto dalle persone giuste al momento giusto. Dapprima comparendo su compilation, quindi aprendo i set di Bluvertigo (e il progetto solista di Morgan, più recentemente), Afterhours, Africa Unite, Baustelle, infine collaborando con gli stessi Bluvertigo, Mice Vice, Franci Omi, Table e persino con il collettivo Wu Ming, il cantautore passa dalla band – che nel frattempo ha rodato a pieno regime – alla sala di registrazione.

Il risultato è un convenzionale e ben poco ambizioso debutto su lunga distanza, “La vita sociale”. Le canzoni sono dodici in tutto; le cose da salvare, molte meno. “Playboy”, wave melodica con andamento spezzato (atmosferica nel chorus), propone una specie di stecca stralunata nella linea vocale, mentre in “Piccolo re della notte” la voce del Roger in questione si fa vellutata, le tastiere sardoniche (organetto decadente) chiudono il cerchio, e il refrain ultramelodico (da Nomadi redivivi) diventa sognante. “Come si fa” è un’altra esile canzone piano-driven, da tardo Morrissey, con cori nello sfondo e un’altra buona dose d’atmosfera iper-soffusa.

Poi vengono i Beck in pensione (“Il bar dei miei sogni”), le sprintate distorte senza mordente (“Un’altra scusa”), il brill-building italiota con impianto da tardo Bowie (“Al cinema”), gli ammiccamenti al Battiato parasinfonico (“Canzoni tristi”, terribile nella scrittura), i vaudeville-comedy (“Il tossico e il commesso”, noiosa quanto l’ultimo Bugo, e “La madre di Rachele”, con tanto di coretti doo-wop), gli scontati riff glam-garage (“Stupido romantico”) e persino i fraseggi con wah-wah alla Santana (“Sott’acqua”). Le liriche, nei casi migliori, sono appena ascoltabili.

Nel suo ridicolo tentativo di ridestare un genere ormai in stadio d’avanzata putrefazione (il famigerato rock nostrano finto-scazzato degli 80), è una stentante colonna sonora per esistenzialisti da bar dello sport. Flaccido e pacchiano, specie negli arrangiamenti. Andy dei Bluvertigo (collaboratore in “Canzoni tristi”) lascia a desiderare pure come gregario.

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11/07/2007

This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. La vita sociale
  2. 2. Canzoni tristi
  3. 3. Stupido romantico
  4. 4. La madre di Rachele
  5. 5. Piccolo re della notte
  6. 6. Il tossico e il commesso
  7. 7. Playboy
  8. 8. Come si fa
  9. 9. Al cinema
  10. 10. Il bar dei miei sogni
  11. 11. Sott'acqua
  12. 12. Un’altra scusa

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