Ellen Allien, Sascha Ring aka Apparat: due dei massimi esponenti della musica electronic club-oriented di questo primo decennio dei 00s in un progetto a quattro mani che apre in maniera positiva un 2006 che si preannuncia gustoso per quanto riguarda la scena electronic europea e internazionale.
Tutto è sospeso in quel limbo che include sperimentazione e tradizione, in quel piccolo mondo che ingloba in sé le lezioni dei maestri per proiettarle in un clima tipicamente post-moderno e futuristico, sotto l’egida di un minimalismo ambient sempre più stile del momento.
Le suggestioni sono molteplici e diverse che si stendono sul tessuto del disco come una complessa pittura di suoni: dalla immediatezza techno di “Turbo Dreams”, “Jet” e “Floating Points” alle suadenti parti vocali su basi electro-ambient di “Way Out”, “Bubbles” e “Leave Me Alone”, passando per i minimalismi fra Plastikman e Kraftwerk di “Under” e “Retina” e le sperimentazioni libere di “Metric” e “Do Not Break”, concludendosi nella delicata composizione ambientale “Edison”, in cui chiari sembrano gli echi della fiorente scena indie-tronica.
Un disco pieno di spunti, coinvolgente, che concilia nella sua struttura stili e influenze diverse in un amalgama delicato e deciso allo stesso momento, che riesce nella notevole impresa di non risultare mai noioso e stantio.
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28/02/2006
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Camerin, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.