Una parabola gloriosa e sfortunata al tempo stesso, quella dei Sound di Adrian Borland, al centro della nuova puntata di Rock in Onda, il programma condotto da Claudio Fabretti tutti i mercoledì dalle 12 alle 14 sulle web-frequenze di Radio Città Aperta (www.radiocittaperta.it).

Dall’esordio folgorante di “Jeopardy” ai dischi della maturità, dallo scioglimento alla tragica fine del leader Adrian Borland: la storia dei Sound, pionieri della new wave più oscura e malinconica.

Listen to or download the podcast for free:

Sound

I Sound sono stati tra le formazioni più ricche e originali del panorama wave,  grazie alla combinazione di più fattori. Un talento melodico fuori dal comune, un piglio viscerale e nevrotico ereditato dalla nobile scuola di Velvet Underground e Stooges, un sottile tocco psichedelico d’ascendenza Doors, una sensibilità “oscura” degna di Cure e Joy Division. E, in più, un linguaggio moderno nei testi, sospesi tra le ansie di rivolta del punk e gli spettri della solitudine e dell’angoscia, prodotti di quell’alienazione dell’evo post-industriale che ossessionerà gran parte della new wave. Uno spleen più malinconico che nichilista, destinato ad attecchire negli anni sia nell’ala più romantica di quel movimento (primi U2, Mission, Chameleons, Comsat Angels) sia, in parte, nella successiva generazione shoegazer di band come Ride, Catherine Wheel e Pale Saints.

Eppure all’epoca faticarono a farsi strada. Forse, erano fin troppo poliedrici in un’epoca che richiedeva forti caratterizzazioni: non più punk ortodossi, non abbastanza gotici per il popolo dark, non sufficientemente acidi per potersi iscrivere al circolo psych-pop di Julian Cope ed Echo and the Bunnymen. Forse, più semplicemente, mancava loro un personaggio all’altezza delle dark-star del momento. Adrian Borland, infatti, non era né un frontman dal magnetismo nevrotico di Ian Curtis, né una maschera teatrale alla Peter Murphy, né un interprete dal fervore stregonesco di una Siouxsie. Era solo un (ottimo) cantante “normale”, in un’epoca in cui look ad effetto e trasformismo dettavano legge.

Poi, per un atroce scherzo del destino, proprio pochi anni dopo la tragica fine di Borland, arriverà la riscoperta dell’esperienza-Sound da parte dei nu-new waver degli anni 2000 (dagli Interpol ai Bloc Party, dai Film School agli I Love You But I've Chosen Darkness e alle Organ, per citarne solo una minima parte).

Vi ricordiamo di iscrivervi alla pagina Facebook di Rock in Onda, presso la quale potrete sempre trovare i podcast da scaricare, più le scalette integrali e tutte le news relative alla trasmissione.

Feel free to send us comments, suggestions and ideas for future episodes, via Facebook or by email at: rockinonda@ondarock.it We'd be glad to build future tracklists with your input too.

rockinonda_home2_01

OndaRock Logo

Ride the wave of great music

Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.

27/12/2025

This article is an English translation of the original Italian text by Claudio Fabretti, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

The Sound on OndaRock

Go to artist page

Discography

Show tracklist
 
  1. I Can't Escape Myself
  2. Heartland
  3. Hour Of Need
  4. Heyday
  5. Missiles
  6. Winning
  7. Contact The Fact
  8. Skeletons
  9. Sense Of Purpose
  10. All Fall Down
  11. Calling The New Tune
  12. We Could Go Far
  13. Golden Soldiers
  14. Total Recall
  15. Love Is Not A Ghost
  16. Restless Time
  17. Under You (live)
  18. Hothouse (live)
  19. Barria Alta
  20. Shot Up And Shut Down
  21. Brittle Heaven (Adrian Borland & The Citizens)

Base: Intro (live)