Tutta dedicata alla saga di Echo & The Bunnymen la nuova puntata di Rock in Onda, il programma condotto da Claudio Fabretti tutti i mercoledì dalle 12 alle 14 sulle web-frequenze di Radio Città Aperta (www.radiocittaperta.it).
Alfieri del rinascimento di Liverpool all’alba degli anni 80, Ian McCulloch e compagni hanno vissuto la transizione dal post-punk a un pop psichedelico di grande suggestione e impatto melodico.
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Echo & The Bunnymen hanno avuto a loro favore una attitudine positiva che li ha portati a guidare la gioventù pop fuori dalle secche angosciose del post-punk, verso i romanticismi pop di metà anni Ottanta e le celebrazioni edoniste della Cool Britannia. Hanno però avuto anche una qualità che i gruppi successivi, immersi nell’iperrealismo degli ultimi decenni, non hanno saputo replicare: quella visionarietà naif che fa sì che, ascoltando “Ocean Rain”, uno non possa evitare di sentirsi trasportato indietro nel tempo.
Più che altro ci si potrebbe chiedere le ragioni dell’oblio che ha colpito una band che in Inghilterra è stata regolarmente in vetta alle classifiche e che ha fatto parte di quella seconda “British invasion“ con cui la new wave britannica ha colonizzato le radio Usa (dove ci si ricorda di loro, basti dire che la loro “The Killing Moon” apre la sequenza iniziale del film “Donnie Darko” del 2001). Una ragione potrebbe essere la scarsa simpatia del cantante Ian McCulloch, uno con la bocca larga e che non esita a spararle grosse. In realtà è probabile che questo atteggiamento derivi almeno in parte dalla consapevolezza di non aver ottenuto quanto meritava, perché, è importante dirlo a questo punto, i primi quattro Lp dei Bunnymen sono dei grandi dischi pop.
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24/11/2025
This article is an English translation of the original Italian text by Claudio Fabretti, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.
| Show tracklist | |
1. Pictures On My Wall |