Il sogno infinito del dream-pop

Tra sogni, psichedelia e shoegaze

C’era una volta un bel ragazzo, costantemente attorniato da fanciulle agilmente bellissime, a tratti quasi assediato, guascone e mondano, sempre pronto alla battuta, sorridente e fiero della propria abbronzatura. Eppure, questo esemplare di toy boy sempre disponibile aveva un’esigenza che riaffiorava di giorno in giorno e che non poteva essere respinta, tutt’altro: estraniarsi dalla bolgia ammirante, sdraiarsi sul letto, armato di una birra e gustarsi almeno un paio di ore di pop music onirica, epica e indifesa, agitata e morbida, pungente e nervosa, eppure carezzevole, meglio se guidata da ugole femminili. Una sorta di pozione magica.

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C’era una vota una ragazza, e caspita era proprio bellissima, con i lunghi capelli sulla schiena, il corpo sinuoso e le lunghe leve. E la vedevi sempre impegnata, tra compere, lavoro di ufficio e mansioni casalinghe, a spasso con i cani, sorridente e disponibile con tutti, nella buona e nella cattiva sorte, sotto il sole battente o la pioggia contundente. Uno stato psicofisico misterioso, sorprendente, forse sospetto, come chiacchieravano i vicini. Ma la ragazza dalla bocca a cuore aveva un segreto: ogni volta che faceva ritorno a casa, si adagiava sul divano e si faceva cullare da una sequenza di note sognanti, morbide ma anche ventose, a volte bollenti come se si trovasse persa tra le sabbie del deserto, ma anche rinfrescanti come se ballasse sotto una cascata.

C’era anche un tipo, dai capelli ricci e dagli occhiali a fondo di bottiglia, buffo ma sempre pronto a respingere gli assalti di chi per sport si prende gioco del prossimo. Come? Con un movimento ben preciso: stava tutto il tempo a guardarsi le scarpe, silenzioso e ritirato, e nel mentre allungava la mano nascosta verso lo stereo e faceva partire una serie di note graffianti ma mai rabbiose, volatili, come se a suonarle fosse un ubriaco assolutamente sobrio, dedito a capogiri lucidi. Allora ti giravi e improvvisamente appariva bellissimo, o quasi attraente, e, caspita imbracciava una chitarra ed era attorniato da decine di pedalini e discuteva di psichedelia come un saggio maestro zen!

Le stagioni del Dream Pop, o della neo psichedelia, che trasforma la timidezza in Shoegaze. Sono spartiti maliziosi, ingannevoli, come la strega di Biancaneve, sospesi nel tempo e nei tempi, che non si capisce mai se siano troppo lenti o poco veloci. Musica esitante eppure stordente. Appagante e medicante. Quelle volte che ti chiedi: che succede? Tutto o niente. Quando ti senti un solitario ma non rimani mai solo. Dream Pop, un mondo incantato ma non sempre pacifico. Marco e Davide, novelli Hansel e Gretel, si sono mesi in viaggio per ricordare e scoprire. Qualora aveste voglia di raggiungerli, non temete, non siete in ritardo: i due hanno riempito gli zaini di chili di mollica…

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28/08/2025

This article is an English translation of the original Italian text by Davide Sechi, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

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